I Carbonauti vengono dalla provincia di Avellino: tra chitarre acustiche, percussioni digitali e tappeti di synth hanno pubblicato Paleolitico, un album molto introspettivo che vuole ricreare situazioni mentali derivate dal vissuto quotidiano. Ne abbiamo parlato con loro.

QUANTO VI SENTITE HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
Definirci persone felici forse è un po’ un’esagerazione; dire che facciamo musica triste invece no. In realtà il nostro primo album è venuto fuori meno triste di quanto ci aspettavamo e questo ci rattrista molto. A parte gli scherzi, tendenzialmente scriviamo musica traendo spunto dalle sensazioni del momento, cosa che a volte ci aiuta anche a comprendere meglio il nostro stato d’animo e a non “litigarci” troppo. Quindi, in definitiva, ogni tanto ci capita di essere persone felici, e questo ci rattrista molto.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL VOSTRO ALBUM, PALEOLITICO, E PERCHÉ?
Piomba la noia, senza dubbio. Dal punto di vista sia della musica che del testo, il pezzo è ispirato a quella situazione paradossale in cui ci troviamo quando siamo sopraffatti dalla nostra nostalgia. Vivere nei ricordi di quello che avevamo e che ora non c’è più è come una droga, crea un sollievo effimero che, una volta scomparso, ti fa ripiombare in uno stato di noia e apatia, da cui non vuoi uscire.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Secondo noi è Fili di rame, perché evoca una sorta di percorso interiore verso la serenità; la prima parte del pezzo richiama immagini e sensazioni più cupe, che via via si distendono portandoci in un non-luogo in cui ogni cosa è al suo posto e possiamo “restare in pace”.

IN CHE MODO LA VOSTRA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI LA ASCOLTA?
Probabilmente nello stesso modo in cui può rendere felici noi. Pensiamo che una delle cose più belle della musica, in generale, sia la sua capacità di essere catartica. Tante volte ci capita di sentirci parte integrante della canzone che stiamo ascoltando, come se fosse stata scritta da qualcuno che ci conosce molto bene. È anche in questi casi che la musica ti rende felice, ti fa sentire compreso; questo è ciò che vorremmo succedesse a chi ci ascolta.

QUALI SONO LE VOSTRE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
La domanda è già difficile di suo, in più scegliere tre canzoni tristi che ci mettessero tutti d’accordo sarebbe stato impossibile. Così, per evitare spargimenti di sangue, abbiamo deciso di sceglierne tre a testa: Under Cover of the Darkness dei The Strokes, Hey dei Pixies, Pyramid Song e Exit Music (For a Film) dei Radiohead, Glamodrama e Trovami un modo semplice per uscirne (quest’ultima clamorosamente scelta da due Carbonauti su tre!) dei Verdena, …Like Clockwork dei Queens of the Stone Age e Amore che vieni, amore che vai di Fabrizio De André.

Ecco Paleolitico:

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