I Naima sono un duo lombardo formato da Lorenzo Rocca e Nader Ismail la cui musica, pur avendo forti radici nel cantautorato italiano, si dirama abbracciando influenze diversissime, dal jazz all’indie, passando per l’elettronica, la dance e il pop. Il loro primo EP è omonimo, e “vuole rappresentare un paesaggio sonoro vasto, che possa contenere in sé le moltitudini che verranno”. Ne abbiamo parlato con loro.

QUANTO VI SENTITE HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
Ci abbiamo pensato tanto, ma non sappiamo rispondere davvero a questa domanda. Sicuramente in qualche caso scriviamo canzoni molto tristi, come ad esempio Quando sono felice esco, che è proprio una riflessione su come si scrive una canzone triste. Immagino che anche canzoni come Qualcosa resterà e Marionette possano sembrare un po’ malinconiche, ma credo che ci sia un forte ottimismo in entrambe, una sorta di luce in fondo al tunnel. È un periodo un po’ difficile per tutti, ovviamente, ma tra alti e bassi penso che l’ottimismo di queste canzoni sia una caratteristica sia mia che di Nader. Poi nell’EP c’è Malinconia, che parla di frustrazione e sensazioni negative ma con accordi maggiori, e c’è anche una canzone nostalgica e profondamente felice come 0371, che alla fine è proprio quella che abbiamo scelto per chiudere l’album. Quindi per rispondere alla domanda siamo Hypfi sì e no, siamo persone felici a volte, e facciamo musica triste ma non solo.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL VOSTRO EP NAIMA, E PERCHÉ?
Quando sono felice esco, senza ombra di dubbio. La canzone, come dicevo, è proprio una riflessione autocritica su quanto sia forse più facile scrivere canzoni tristi, piuttosto che felici, che basti limitarsi a cantare pensieri adolescenziali da moleskine su accordi minori. È un difetto in cui sono incappato tante volte, ma col tempo, proprio per amore delle vere canzoni tristi, quelle belle, sono giunto alla conclusione che una musica debba essere triste solo se davvero si sente la necessità di esternare un senso di disagio, e non incidentalmente perché le melodie tristi a volte sono più semplici da scrivere, oppure possono andare di moda, etc. Quando sono felice esco penso sia una delle canzoni più sinceramente tristi che abbiamo scritto, probabilmente proprio perché è scaturita da questa mia riflessione, con cui magari in redazione non vi trovate d’accordo, o i vostri lettori vi scriveranno per lamentarsi…

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
La canzone più felice è 0371, lo strumentale in coda all’album. È nato con l’idea di celebrare il periodo in cui producevamo i pezzi: stancante e frustrante ma anche bellissimo e pieno di soddisfazioni, in ambito musicale e non. Siamo circondati da tanti amici che ci fanno sentire bene quando le cose non vanno come dovrebbero, e abbiamo voluto dedicare a queste persone una sorta di love song dell’amicizia, per quanto sdolcinato possa essere… abbiamo cercato di fotografare un momento di felicità in particolare, e per farlo abbiamo scelto di togliere l’impiccio delle parole, che tante volte non bastano e non riesci a dire quello che vuoi dire veramente. Anzi, le parole ci sono, sono quelle dei nostri amici che parlano tra di loro, senza sapere di essere registrati col cellulare. È un peccato che a volte alcuni tra gli ascoltatori non diano la stessa attenzione ai pezzi strumentali che danno alle canzoni vere e proprie, e in particolare questa è una di quelle di cui andiamo più orgogliosi tra quelle del disco, proprio per il forte senso di nostalgia e stanca felicità che comunica.

IN CHE MODO LA VOSTRA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Domandone da un milione di dollari. Onestamente non lo so, so che ascoltare il disco rende felici noi perché siamo riusciti a catturare e chiudere in musica un intero anno di vita, poi proprio quello subito prima del lockdown, quindi ha un valore ancora più particolare. Può rendere felice chi l’ascolta perché è un album triste, e felice, e confuso, e complesso come ognuno di noi, a seconda della persona o dello stato d’animo. Può non piacere, per carità, ma penso ci sia qualcosina per chiunque a cui capiti di ascoltarlo. E se poi la nostra musica rende felici altre persone, beh, è banale dirlo, ma sarebbe davvero la gioia più grande di un artista.

QUALI SONO LE VOSTRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Penso ci siano proprio due tipi diversi di persone: quelli che si avvicinano alla musica proprio attraverso le canzoni tristi e non ascoltano nient’altro, e quelli invece che ascoltano solo quelle allegre e movimentate. Io personalmente faccio parte della prima categoria. Alcuni titoli che mi vengono in mente sono How to Disappear Completely dei Radiohead, o Re: Stacks di Bon Iver, o per andare sulla musica italiana Nessuno dei Baustelle o Ho visto Nina volare di De André.

Ecco Naima:

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