Gli Indianizer sono una band torinese formata da Riccardo Salvini, Salvatore Marano, Gabriele Maggiorotto e Massimiliano Zaccone. Dal 2013 hanno pubblicato due EP e tre album, mentre oggi escono con il loro primo lavoro in italiano, Radio Totem, autoprodotto e pubblicato in collaborazione con Tega, la neonata etichetta del collettivo veronese C+C=Maxigross. Lo descrivono come “un album nato dall’esigenza di dare una forma al dolore, alla perdita e al senso di abbandono”: abbiamo parlato con loro per saperne di più.

QUANTO VI SENTITE HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
Il 90% delle volte ci sentiamo HypFi. Crediamo che gli accordi minori, i tempi lenti e i suoni generalmente associati alla musica “triste” triggerino sinapsi positive nel nostro cervello. Forse è proprio la musica triste a renderci più felici nella vita di tutti i giorni.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL VOSTRO ALBUM, RADIO TOTEM, E PERCHÉ?
Questa guerra è inevitabile. Il testo consiste nel mantra che si recitava Teo, ex-componente di Indianizer, ogni volta che doveva affrontare un ciclo di chemioterapia. Le cose poi non sono andate come avremmo voluto e in questo brano c’è la tenacia di un essere umano che combatte con tutte le sue forze. Il disco è dedicato a lui.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Tocca a noi. Dopo il requiem si ricomincia a vivere. Il totem rimane, ma la radio continua a trasmettere e la danza continua!

IN CHE MODO LA VOSTRA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Radio Totem è nato per imprimere il dolore nella musica, digerirlo e sputarlo fuori. Speriamo che possa avere la stessa funzione catartica anche per altre persone.

QUALI SONO LE VOSTRE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Almost Blue di Chet Baker, Blue Valentine di Tom Waits e The Other Side Of Mt. Heart Attack di Liars.

L’album è acquistabile a 5 euro su Bandcamp.

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Ogni giorno, UNA CANZONE TRISTE. Perché non c’è niente di meglio che ascoltare qualcosa di triste, per provare a essere un po’ più felici.

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