Neroli è l’album d’esordio di Lemonille, un giovane cantante italiano che oggi vive in Spagna e si rifà alla new wave e all’elettronica anni 80 riattualizzandola in uno stile tutto suo, ricco di una malinconia che, per rimanere nel suo decennio di riferimento, ci riporta a Robert Smith. Ne abbiamo parlato con lui.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Mi ritengo una persona più felice che triste. Mi capita di voler comporre qualcosa di triste ma spesso ottengo il risultato contrario, e viceversa. La mia percezione della musica triste è forse un po’ sfasata visto che ascolto incessantemente i Radiohead da quando avevo sei anni. Molti pensano che facciano musica triste, ma non io.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, NEROLI, E PERCHÉ?
Sicuramente è Rainbow in My Eyes. Nonostante il titolo, si tratta di un brano triste che si è scritto da solo in seguito a un elemento improvviso che mi ha fatto sprofondare in alcuni ricordi difficili del passato che, a quanto pare, non sono così lontani.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Da un punto di vista musicale direi When I Come Back, ma il testo non tratta tematiche proprio felici. Direi che la canzone complessivamente più felice dell’album è Green Verses.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Penso che chiunque possa essere felice ascoltando la mia musica come un rifugio o per evadere dalla realtà. Ho sempre voluto comporre brani non impegnati politicamente e fuori dal tempo. Mi piace considerare la musica come una forma d’arte fine a se stessa. Penso che il mio album sia adatto ai viaggi in macchina o in treno, oppure a quando si è stesi sul letto in una stanza buia o magari guardando la pioggia dietro la finestra con una tazza di tè.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Leave dei R.E.M. You’re Lost Little Girl dei Doors e Useless dei Depeche Mode.

Ecco Neroli:

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