Abbiamo conosciuto La ragazza dello Sputnik, il progetto della veronese Valentina Zanoni, con il singolo Mancanze, e già avevamo intuito in lei un’identità definita e originale, che è stata confermata dal suo primo album, Kiku, un lavoro pieno di influenze ma anche molto personale, che “racconta il desiderio costante e profondo di uscire da situazioni dolorose che ci incatenano nel corso della vita e che hanno agito come ostacoli sul nostro percorso”. Ne abbiamo parlato con Valentina.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Diciamo che ho raggiunto un buon equilibrio e un buon rapporto con la mia malinconia e con la mia tendenza più triste e riflessiva. Non per questo mi ritengo estremamente felice, mi lascio andare in balia delle mie sensazioni e mi piace seguire i miei stati d’animo. Ma di certo ho dei lati molto più sereni e allegri di quello che a volte comunico nelle mie canzoni.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, KIKU, E PERCHÉ?
La canzone più triste di Kiku è 27, perché mi schiaccia ancora quando la ascolto e non ha mai smesso di farlo, dal giorno in cui l’ho scritta, sento tutto il suo peso addosso. Inoltre questa canzone racchiude tante cose che ancora non sono fuori dalla mia testa e, a differenza delle altre, è una canzone scritta per descrivere un dolore che non sono riuscita ad esorcizzare del tutto.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
La canzone più felice è l’ultima dell’album, Technicolor, nasconde molta positività sia nei suoni sia nei suoi messaggi nascosti.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Spero sempre che possa farlo dando la possibilità a chi la ascolta di rispecchiarsi in essa e di trovarci il proprio messaggio personale. Anche se i vissuti sono differenti, ognuno di noi ha provato dei momenti di sconforto e riuscire a trovare un messaggio in cui riconoscersi ed un modo per uscirne sarebbe sicuramente un punto di partenza positivo.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
715 Creeks dei Bon Iver, Exit Music (for a Film) dei The Radiohead e Amico fragile di Fabrizio de Andrè.

Ecco Kiku:

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