I Re del Kent sono una band milanese: hanno appena pubblicato il loro primo album, Sottocultura, rifacendosi già dal titolo a un certo rock underground che sa molto di anni 90 e 2000. “Precisiamo che nonostante suoniamo grezzi, sporchi e cattivi nella vita siamo molto buoni, precisi e puliti. Il più delle volte”. Così presentano il loro esordio, ma li abbiamo incontrati per saperne di più.

QUANTO VI SENTITE HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
Direi molto HypFi. Non abbiamo testi felicissimi da Mulino Bianco… Abbiamo gente che spara ai gatti, che tanto hanno 7 vite, avvocati cattivi, amori finiti e persone stanche di essere pedine della società. Nonostante ciò siamo davvero molto felici nella vita. In fondo facciamo rock e ci sta che ci viene da scrivere quello che non ci piace, tanto a fare canzoni d’amore possono pensarci il pop ed il folk.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL VOSTRO ALBUM, SOTTOCULTURA, E PERCHÉ?
Se la giocano diverse. In Bianco e nero abbiamo un ragazzo che sta soffrendo, in Ribelle l’ansia che ci affligge, ci consuma e ci distrugge e in Campi di odio gatti e cani maltrattati. Forse fate prima a sceglierla voi in base a quanto siete HypFi. Ah c’è anche un pezzo sull’avvocato del diavolo per non cadere nella trappola delle canzoni felici.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
La canzone più felice è indubbiamente Vivi! Ne siamo certi! Praticamente è un bellissimo giro di basso. Senza testo ne altri strumenti. Però bellissimo, bellissimo! Verrete pervasi dalla gioia.

IN CHE MODO LA VOSTRA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Rendere felici non lo sappiamo, di sicuro può far riflettere su alcune tematiche, qualcuno ci si può rivedere dentro e qualcun altro può anche semplicemente condividere il pensiero e l’idea che ci sta dietro. La felicità la doniamo ai live comunque, dove alla nostra depressione musicale si contrappone l’anima totalmente cazzara che abbiamo dentro.

QUALI SONO LE VOSTRE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Piel di Arca: è una canzone struggente, piena di riverberi e con una voce sofferente che ripete che vuole togliersi la pelle e non accetta il proprio corpo. Rende l’atmosfera paranormale, sembra di essere in un film di Lynch. Magneto di Nick Cave: anche qui riverberi, rumori, qualche nota di piano e una leggera chitarra fanno da sfondo a un testo straziante, con molti riferimenti al figlio scomparso. Bella botta. Tre parole di Valeria Rossi: sdrammatizziamo. Dammi tre parole: sole, cuore e amore. Che altro possiamo aggiungere? Manifesto dei nostri cuori e della tristezza made in Italy. Pace amici, pace.

Ecco Sottocultura:

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ogni giorno, UNA CANZONE TRISTE. Perché non c’è niente di meglio che ascoltare qualcosa di triste, per provare a essere un po’ più felici.

E poi INTERVISTE, LIVE e PLAYLIST per una dose quotidiana di HypFi.