Viva Lion è Daniele Cardinale, un cantautore romano che avevamo conosciuto nel 2015 con l’album Mi casa es tu casa, un lavoro che aveva stupito partendo per la capacità di unire un folk molto classico con elementi pop e rock più contemporanei. Oggi è uscito Bona Fide, il suo secondo album, che ancora una volta mescola ballate acustiche, chitarre elettriche, strumenti vintage, synth digitali ed effetti analogici. “Se i lavori precedenti erano americani, questo forse è un disco più europeo. Nel sound c’è l’amicizia, nei testi invece ci sono l’introspezione, la perdita e l’amore”. Così lo presenta l’autore, che abbiamo incontrato per saperne di più.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Mi risulta un po’ difficile definire una musica triste e una persona felice. Diciamo che sono una persona serena che spesso fa musica introspettiva, intimista.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, BONA FIDE, E PERCHÉ?
Per il testo, forse, Silverlin. Non ha, come altre canzoni, un risvolto positivo.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Agata (a song for) perché è scritta dal punto di vista di una bambina di 4 anni, dedicata a suo padre.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Ho visto persone piangere alla presentazione di Bona Fide.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Mi piace definirli malinconici: Left and leaving dei The Weakerthans, Ambulance Blues di Neil Young e First Breath After Coma degli Explosions in the Sky.

Ecco Bona Fide:

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