Mediterraneo è l’EP di esordio di Vespro, cioè il progetto di Emanuele Daniele Ruffo, napoletano classe 1996. La sua musica passa tra r&b, pop ed elettronica, con una voce particolare che non lascia indifferenti. “I brani sono frutto di un periodo di transizione fatto di paranoia, di insicurezza e di rapporti arrivati al capolinea” ha detto Vespro per presentarlo: lo abbiamo incontrato per saperne di più.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Secondo me la tristezza e la felicità sono un po’ due facce della stessa medaglia. Mi spiego meglio. Sebbene mi ritenga una persona piuttosto malinconica e riflessiva, nella vita di tutti i giorni tendo ad essere comunque molto solare con le persone che mi stanno intorno e spesso faccio il cretino perché mi piace far sorridere i miei amici. Chiaramente, poi, è la musica che rivela ciò che sono davvero, intimamente e profondamente. Delle volte celo la mia tristezza dietro a un sorriso o una battuta, ma quando mi siedo al pc e compongo o scrivo, soltanto in quel momento riesco a mettermi realmente a nudo e a sviscerare tutto ciò che ho dentro.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP, MEDITERRANEO, E PERCHÉ?
Credo sia proprio il brano Mediterraneo. Tutto il disco ha un mood piuttosto cupo e racconta di un periodo davvero difficile della mia vita, ma, come tutte le storie, ha il suo inizio e la sua risoluzione in una nota di speranza. Mentre invece il pezzo Mediterraneo racconta proprio il dubbio, il dolore e la sospensione, quando una relazione sta arrivando al capolinea, non ci si comprende più e il dolore delle ferite ti spinge ad andare via nonostante ami ancora quella persona. Anche se la storia risale a un anno fa, ricordo che è stato difficile rientrare in certe sensazioni durante la lavorazione in studio. Infatti, ogni volta che lo riascolto, risento proprio il disagio e il dolore nella voce del momento in cui stavo registrando quelle parole. Naturalmente, però, lo so soltanto io.

QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
Come dicevo, il disco si chiude con una nota di speranza più che di felicità ed è quella racchiusa in Vento sulle ferite. Questo brano, per quanto racconti il dolore di una grossa delusione, vuole lanciare un messaggio di speranza e di fiducia in se stessi. Nella vita ci capita di incontrare il dolore, ma troveremo sempre la forza per andare avanti. E quella forza è dentro di noi, sempre.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Beh, io sono cresciuto ascoltando dei dischi che non erano propriamente felici, tutt’altro. Però sono convinto di una cosa: ascoltare ed empatizzare col dolore degli altri ci fa crescere e ci da più consapevolezza di noi stessi e di quello che stiamo vivendo. Dopo ogni ascolto, il mio dolore mutava e mi ritrovavo sempre un bel sorriso sulle labbra, anche se avevo pianto. Sto lavorando esattamente in questa direzione e mi piacerebbe che i miei brani facessero a chi li ascolta lo stesso effetto che facevano a me i dischi con cui sono cresciuto e a cui mi sono affezionato negli anni. Al momento non credo di essere in grado di scrivere musica allegra e, poi, sono dell’idea che la musica ballabile e felice non lasci un’emozione così profonda dentro di noi come quella più riflessiva e malinconica. Posso dire di conoscere a memoria ogni testo di Ghemon e ogni melodia di Frank Ocean, ma ricordo davvero a fatica i titoli dei brani raggeaton e dance.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Eh, bella domanda. Su due piedi ti direi le prime tre che mi vengono in mente, a cui sono legato profondamente: Sulo pe’ parlà di Pino Daniele, Non voglio morire qui di Ghemon e Novacane di Frank Ocean. Ma potrei aggiungerne almeno altre 10!

Ecco Mediterraneo:

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