Per le strade del cielo è l’album di debutto di Stefano Bruno, cantautore milanese classe 1990. Un disco allo stesso tempo intimo e pop, che racconta inquietudini e momenti di malinconia ma anche la voglia di sognare e stare con la testa tra le nuvole. Ne abbiamo parlato con l’autore.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Onestamente, poco. Sono un sognatore malinconico e inquieto che ama la tranquillità e i tramonti. Sono un cancro perciò il mio umore è un’altalena tra alti e bassi. La felicità è uno stato mentale e spesso non dura niente. Perlomeno la musica rimane, dà un po’ più di senso e ordine alle cose. Preferisco immergermi in acque profonde piuttosto che stare a galla in una felicità, soltanto apparente e traballante. In questo disco ci sono più ombre che luce. Ma siete proprio convinti che non ci siano più luce e scintille al buio che al sole? Non faccio solo musica triste. Dipende da quello che mi passa per la testa o da come filtro pensieri e realtà, quello che vivo dentro o che mi passa davanti. Scrivere ha sempre un effetto risolutivo e catartico. Per questo bisognerebbe sempre impugnare una penna e riempire dei fogli, non necessariamente per scrivere canzoni ma per buttare fuori e stare meglio.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM PER LE STRADE DEL CIELO, E PERCHÉ?
Amico mio. È un brano cupo che può avere diverse chiavi di lettura. Di come il male si accanisca su qualcuno indipendentemente dalla sua condotta di vita o dalla sua età. Nonostante sia uno dei brani più apprezzati dal pubblico, era un brano che all’inizio odiavo cantare e quello che mi convinceva di meno.

QUAL È INVECE LA TUA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Nicaragua. Chi non ha mai pensato almeno per un istante nella sua vita di mollare tutto e andare via, per ricominciare da zero e rinunciare a tutto ciò che è superfluo e inutile? È la storia di un uomo che ha lasciato tutto per trasferirsi in Nicaragua. Anche lui si chiama Paolo e anche lui come Gauguin sceglie di andare via da una realtà opprimente e asfissiante per ritornare a vivere ai suoi ritmi, ritrovando armonia e il contatto con se stesso, la natura e un mondo più primordiale.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Non lo so. Ogni persona ha una storia unica e personale, sebbene ci siano alcune somiglianze e aspetti simili. Qualcuno potrebbe emozionarsi e sentirsi coinvolto. La musica è una forza in grado dare la spinta, di far muovere passi e prendere decisioni che altrimenti non prenderemmo mai. La musica di altri con me ha funzionato. Dunque spero che la mia musica oltre a regalare emozioni possa servire anche a questo. Ma siccome sono un sognatore mi piacerebbe che due persone si conoscessero sulle note di una mia canzone.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Yesterday dei Beatles, La canzone dell’amore perduto di Fabrizio De André e The Show Must Go On dei Queen.

Ecco Per le strade del cielo:

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