Moonmine è il progetto di Lorenzo Ciavola, un cantautore nato nelle Marche, che oggi vive a Latina. La sua musica non è facilmente definibile: parte dal pop, vira sul folk passando per il rock e il blues ma sfiora anche il jazz e il funk, sempre con una sottile vena malinconica. L’abbiamo scoperto grazie al suo primo EP, Private Conversation, e l’abbiamo incontrato per saperne di più di lui e della sua musica.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Sono assolutamente una persona felice. Ho sempre avuto il bisogno di sentirmi tale, e per questo non mi arrendo mai alle avversità. E se voglio qualcosa per essere felice, vado avanti con perseveranza ed ottimismo. Sempre. Fatta questa premessa: “faccio” musica. E la musica esprime credo nella maniera più completa ed universale tutto lo spettro delle emozioni. Tra le quali, anche la tristezza. Sadness, come direbbero gli inglesi. E per me da sempre, anche perché forse ho sempre “usato” la musica come strumento catartico, è sempre piaciuto tirar fuori anche sonorità cupe e non accomodanti, qualcosa che viene dal profondo dell’inquietudine. È bello, veramente bello. Ti fa sentire libero. Fare musica triste viene meglio se si è felici, sempre.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP, PRIVATE CONVERSATIONS, E PERCHÉ?
Credo che il brano più triste di Private Conversations sia Start Again. Dietro un apparente velo di spensieratezza, frasi “fatte” e rassicuranti oltre che un dondolio sonoro che mette a proprio agio inizialmente, si nasconde l’epilogo: la disperazione di una persona che non riesce a trovare il proprio posto nel mondo, sopraffatta dagli inutili sforzi messi in atto per sfuggire alla propria sofferenza e desolazione, alle urla incessanti cadute nel vuoto.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
La canzone più felice è senz’altro Berries and Flowers. Semplicemente, si trova gioia pura nel lasciarsi abbracciare dalle sensazioni uniche provate e miracolosamente guaritrici all’interno di un bosco pieno di colori e profumi inebrianti. La natura come amica vera. Il contatto con la natura come senso compiuto di un’esistenza, oltre ogni banalità quotidiana volutamente rifuggita.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Senza scadere nella becera presunzione, credo che il mio modo di pormi musicalmente, artisticamente possa essere un fulmine a ciel sereno per chi ha voglia di lasciarsi andare, approfondire, non rimanere nella superficie. Cerco di partire dal passato per trovare una strada nel futuro. E come amo le belle melodie e le armonie che mi fanno sentire bene, davvero bene, credo che l’ascolto del mio lavoro possa suscitare le stesse sensazioni in tante persone.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
My Willing Heart di James Blake: uno dei miei artisti preferiti di sempre, scoperto tardi (relativamente) ma amato alla follia con un capolavoro come The Colour in Anything. Non so se considerarla davvero triste… ma mi viene in mente Borrowed Tune di Neil Young: altro grande, unico artista capace di accarezzarti. Sempre. E nella sua malinconia di fondo farti sentire felice. Fell On Black Days dei Soundgarden: ti sfonda lo stomaco. E non vuoi smettere di ascoltarla.

Ecco Private Conversations:

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