Già attivo nei primi anni 2000 con i Jenny’s Joke, Maurizio Vaiani ha poi intrapreso un progetto solista, a nome RosGos, prima con un album in italiano, Canzoni nella notte, e poi con uno in inglese, Lost in the Desert. Quest’ultimo, appena pubblicato, è frutto di un cantautorato molto intimista, spesso malinconico, che ci ha incuriosito. Per questo ne abbiamo parlato con lui.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
La musica triste e malinconica mi esce in modo assolutamente naturale, senza dover pensarci troppo. Probabilmente è perché generalmente compongo quando ho bisogno di sfogare emozioni o situazioni che mi pesano e quindi la musica diventa per me una valvola di sfogo. Come tante altre persone alterno momenti della mia vita e della mia stessa giornata da felice e gioioso ad altri esattamente il contrario. E questo influisce e confluisce nella mia arte musicale.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, LOST IN THE DESERT, E PERCHÉ?
Credo sia Lost. È una canzone che parla di perdita. Ho perso una persona cara e la voglio rintracciare, rivedere, riabbracciare. Potrebbe essere vista in modo positivo in quanto la ricerca è comunque un’azione di movimento e il protagonista non è quindi fermo in attesa della fine o di un qualcosa che forse non accadrà mai. Quando l’ho sviluppata ho immaginato questo personaggio in un buco abbastanza profondo e scivoloso da non poter risalire se non con grande fatica. Fatica e difficoltà premiate con l’arrivo in superficie, non più quindi il buio di una buca profonda ma la luce. Se ascolti il pezzo noterai fortissimamente questo cambio di direzione della canzone, del suo arrangiamento, della sua ambientazione.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
La canzone più serena è indubbiamente Sara, dedicata alla mia bimba, al suo arrivo in questo mondo, tra le nostre braccia.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Non so se potrà rendere felici, non vorrei accollarmi una tale responsabilità. Certo può portare piacere a chi ovviamente è predisposto a questo genere di musica che non è prettamente radiofonica. Secondo me questo album andrebbe ascoltato da fermi, seduti, senza fare altro, a un buon volume per percepire meglio i suoni che contribuiscono a cambiare l’umore delle canzoni. Non parlerei di felicità e forse nemmeno di serenità, ma probabilmente con il termine tranquillità ci avvicineremmo di più.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Nella mia vita ho ascoltato davvero molto musica, ancora oggi nonostante non sia più un ragazzino cerco sempre la novità, non mi fermo alle sicurezze del passato. E in tutti questi anni non di rado mi sono ritrovato con la lacrima che scendeva, dovuta ad un testo, a un arrangiamento, a una voce toccante, anche semplicemente a dei suoni che mi toccavano nel profondo. Potrai quindi immaginare che mi risulta difficile fare una scelta. Ma ci provo e te ne segnalo tre: And No More Shall We Part di Nick Cave and the Bad Seeds dall’album No More Shall We Part, What Can I Do? di Antony and the Johnsons dall’album I Am a Bird Now e Something in the Way dei Nirvana dall’album Nevermind.

Ecco Lost in the Desert:

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