Filippo D’Erasmo è un cantautore piemontese, viene dalla provincia di Alessandria, e ha appena pubblicato il suo primo EP, Canzoni part time, un lavoro che mescola cantautorato e pop, nostalgia e ironia, chitarre e synth. Abbiamo parlato con lui per conoscerlo meglio.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Cosa vuol dire? Guarda che sono un po’ un boomer, cosa sono ‘sti termini da giovane? Sono una persona che cerca sempre di vedere il lato positivo delle cose, tendenzialmente cerco di mantenere uno stato di buon umore interiore. Però sono anche parecchio sensibile e mi capita di vivere in modo amplificato le emozioni che mi attraversano, sia quelle positive, sia le passioni tristi. Le lascio sfogare e spesso poi succede che defluiscano da sole.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO EP, CANZONI PART TIME, E PERCHÉ?
Pensandoci bene, hanno tutte un lieto fine, o comunque un epilogo positivo nel loro storytelling… tutte tranne Milano, Ilaria e la nebbia. I versi sono nostalgici e malinconici, ma poi l’emozione muta piano piano in rabbia, che si accumula e va ad esplodere nel ritornello.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
La canzone più spensierata dell’EP credo possa essere considerata Anna. Musicalmente inizia con questo riff di chitarra allegrotto, e comunque anche il testo riporta a momenti positivi, erotici, spensierati.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Dipende cosa intendi per felicità. La musica, l’arte in generale, dovrebbe avere la forza di far risuonare dentro alle persone particolari emozioni, rendendo il personale universale e viceversa. Già questo processo per me è terapeutico, fa star bene. Oppure fa stare male, se a venire a galla sono nodi emotivi irrisolti, ma già il fatto che l’arte riesca a portarli in superficie, permettendo alle persone di notarli e di porvi l’attenzione necessaria per provare a scioglierli, è cosa buona. L’arte vera è quella che sa metterti a nudo, smantellare le gabbie che ti costruisci intorno ed arrivare al nucleo.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
Difficile sceglierne solamente tre… posso dirti quelle per cui ho pianto mentre le ascoltavo. Te ne dico cinque perché sono un sovversivo. C’eravamo abbastanza amati de Le Luci della Centrale Elettrica, Kurt Cobain di Brunori Sas, L’universitaria fuori sede de La Municipal, La canzone dell’amore perduto e Un malato di cuore di Fabrizio De Andrè.

Ecco Canzoni part time:

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