Negli ultimi mesi abbiamo presentato su queste pagine tre singoli di Ellis uno più bello dell’altro, come Fall Apart, Embarassing e Saturn Return. Insomma, questa giovane cantante canadese ci piace molto, e d’altra parte, se lei stessa ha definito la sua musica come “sad rock”, non poteva che essere così. Ora che è uscito il suo album d’esordio, Born Again, abbiamo anche fatto qualche chiacchiera con lei.

QUANTO TI SENTI HYPFI? CIOÈ, FAI MUSICA TRISTE MA SEI UNA PERSONA FELICE?
Penso proprio che tu possa dirlo! Per me scrivere musica è uno strumento per esplorare i sentimenti più complessi, che sono sempre reali e senza dubbio fanno parte di me, ma non credo che da soli possano definire chi sono o il modo in cui sono percepita come persona. Non mi identifico con lo stereotipo della “ragazza triste”, anche se le mie canzoni spesso nascono da sinceri momenti di tristezza. Penso che sia importante e salutare permettersi di provare una vasta gamma di emozioni, anche quelle più complesse e spaventose.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL TUO ALBUM, BORN AGAIN, E PERCHÉ?
Credo che la canzone più triste di Born Again sia quella ho ironicamente chiamato Happy. È una canzone sul volersi sentire felice quando non lo sei. Ho sempre provato sentimenti molto forti, a volte in modo sano e a volte in modo malsano, e in certi momenti ho finito per allontanarmi dall’idea stessa che mi ero creata della mia vita: penso che sia importante riuscire a parlare di queste cose senza idealizzarle. Più sono stata sincera nel parlare della mia salute mentale, meno mi sono sentita sola, e questa è una cosa che mi piace molto.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’ALBUM?
Pringle Creek è una canzone che definirei felice / triste. È una canzone sull’innamoramento e su tutto quello che succede quando ti trovi in quella situazione: l’avventura e l’eccitazione, ma anche la paura e il dubbio. Per me è una canzone felice perché mi riporta a ricordi davvero belli dell’inizio della mia relazione. Mi sono spesso chiesta: “Tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine?” Non ne sono sicura, ma mi piace pensare che alcune cose possano durare per sempre.

IN CHE MODO LA TUA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Sono sempre stata attratta dagli artisti che raccontano le loro esperienze e i loro sentimenti e che sono riusciti a trovare conforto nel relazionarsi con loro. Penso che siamo tutti molto più simili tra di noi di quanto non possiamo immaginare, e avere questa consapevolezza mi ha fatto sentire molto meno sola. Per me è sempre molto importante sentire che le mie canzoni fanno lo stesso effetto ad altri: è una cosa che ci collega in un modo speciale, soprattutto in un momento come questo in cui l’isolamento fisico rende questo tipo di connessioni ancora più preziose.

QUALI SONO LE TUE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
The Park di Feist, Our Song dei Radiator Hospital e The Trapeze Swinger di Iron & Wine.

Ecco Born Again:

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