Abbiamo conosciuto i Lilac Will lo scorso anno, con due singoli come Black Show e Tell Me You Love Me (che era poi entrato nella nostra top50 di fine anno). A inizio 2020 è uscito il loro primo album, Tales from the Sofa, un esordio delicato e malinconico che ci ha stregati. Ne abbiamo parlato direttamente con loro.

QUANTO VI SENTITE HYPFI? CIOÈ, FATE MUSICA TRISTE MA SIETE PERSONE FELICI?
I nostri pezzi sono abbastanza camaleontici e probabilmente non hanno un mood intrinseco, dipendendo invece molto da quello di chi lo ascolta. A noi, ad esempio, sia mentre li suoniamo che mentre li riascoltiamo, danno sempre molta tranquillità, difficilmente tristezza.

QUAL È LA CANZONE PIÙ TRISTE DEL VOSTRO TALES FROM THE SOFA, E PERCHÉ?
Seasons, i cui riff e melodie abbastanza cupe si fondono perfettamente con un testo che racconta del profondo malessere di non sentirsi in armonia con il mondo esterno.

E QUAL È INVECE LA CANZONE PIÙ FELICE DELL’EP?
May: parla di viaggiare e di godersi il momento, senza la necessità o l’obbligo di doverlo raccontare una volta ritornati

IN CHE MODO LA VOSTRA MUSICA POTREBBE RENDERE FELICE CHI L’ASCOLTA?
Non sappiamo se abbia realmente questo potere. Quello che ci viene detto spesso, è che riesce a rasserenare l’ascoltatore e a portarlo altrove.

QUALI SONO LE VOSTRE TRE CANZONI TRISTI PREFERITE DI SEMPRE?
The Colour in Anything di James Blake, Livido amniotico dei Subsonica e Walk Away di Ben Harper.

Ecco Tales from the Sofa:

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